Biden grazia Biden

04.12.2024

Non siamo in ritardo: preferiamo ascoltare tutte le voci prima di pubblicare, siamo un Settimanale.
In un panorama internazionale così instabile, ciò che desta scalpore non è solo il perdono concesso a Hunter Biden – accusato di possesso illegale di armi ed evasione fiscale – ma il simbolismo morale che questo gesto rappresenta, specie per chi considera Joe Biden il peggior presidente USA del dopoguerra.

Biden grazia Biden, puro nepotismo giudiziale e noi pensavamo che Berlusconi faceva le "leges ad personam", in confronto a Biden un pivello chiaramente.

Mentre l'amministrazione Biden si distingue in questi giorni per decisioni controverse e gravissime, come l'autorizzazione ai missili a lungo raggio per l'Ucraina o il presunto sostegno a gruppi jihadisti che agiscono in Siria, grazie alle quali il mondo sembra scivolare sempre più verso un baratro. Nel mandato Biden, tra crisi economiche, conflitti armati e la possibilità di escalation nucleare, gli effetti della sua politica estera si riflettono a livello globale. E non parlo dell'influenza a censurare, come visto con Meta, i giornalisti e in generale l'intera popolazione mondiale.  

Un'eredità di guerre e crisi diffuse
Prima di Biden, il coinvolgimento degli Stati Uniti nei conflitti era in diminuzione. Ora, invece, osserviamo:

  • La ripresa o l'aggravarsi di conflitti in Siria, Yemen, Iraq, Etiopia (Tigrai) e Myanmar, dove nel 2024 si contano già oltre 4.000 vittime.
  • L'Afghanistan, lasciato al collasso dopo il ritiro delle forze internazionali, affronta una carestia che minaccia 5 milioni di bambini e ha generato decine di migliaia di rifugiati.
  • L'espansione di instabilità in Africa (Burkina Faso, Mali, Nigeria, Repubblica Democratica del Congo) e nel Sahel, che coinvolge anche il Mozambico e Ciad.

Crisi in America Latina e Asia
In America Latina, il narcotraffico paralizza Messico, Colombia ed Ecuador, mentre le migrazioni di massa verso gli Stati Uniti generano una crisi umanitaria senza precedenti. Intanto, in Asia, le tensioni tra Cina e Taiwan, tra le Coree e nell'Indo-Pacifico rappresentano rischi imminenti.

Il caso Ucraina e l'Europa
La guerra in Ucraina ha provocato centinaia di migliaia di vittime, aggravata dalla distruzione del Nord Stream 2 e dall'incapacità di rispettare accordi pregressi che avrebbero potuto evitarla. L'Europa stessa si trova in difficoltà, colpita da una crisi economica e migratoria alimentata anche da dinamiche esterne.

Una liberazione per molti?
Per alcuni, il cambio di leadership negli Stati Uniti rappresenta un sollievo. Il detto portoghese "Já vais tarde!" (era l'ora che te ne andassi) sembra riassumere il sentimento diffuso verso una gestione che ha amplificato il caos globale anziché mitigarne le cause.

E poi come diciamo noi in riggitanu: "Si 'nci lavi a testa o'scèccu, jètti l'acqua e u sapuni".

Djàvlon