Presepe vietato - Difendere le radici, non rinnegarle
Presepe vietato in scuole in Toscana per non offendere i musulmani. E una rivista della quale non citiamo neanche il nome, che ti esclude dai contenuti se non paghi, difende questa teoria assurda di cancellare le nostre tradizioni.

La decisione di eliminare il presepe e gli addobbi natalizi dalle scuole in Toscana non è solo un atto di insensibilità verso la nostra cultura e tradizione, ma rappresenta un pericoloso cedimento che mina le fondamenta della nostra identità nazionale. Nascondersi dietro un malinteso concetto di laicità è un errore che sta trasformando le istituzioni educative in teatri di sottomissione culturale, dove la nostra storia viene deliberatamente oscurata per compiacere minoranze ideologiche o religiose. Domandate loro se nel loro paese bambini italiani iscritti alle loro scuole chiedessero di annullare il corano? Cosa succederebbe?
Difendere le radici, non rinnegarle
Il presepe è molto più di un simbolo religioso: è il cuore pulsante della nostra cultura, un elemento che ha attraversato secoli di storia, radicato nei valori di solidarietà, accoglienza e speranza. Rinunciarvi non è un gesto di inclusione, ma un atto di resa. Eliminare queste tradizioni in nome di una presunta neutralità equivale a negare il diritto delle nuove generazioni di conoscere e vivere ciò che ci definisce come popolo.
Islamizzazione e sradicamento culturale
La crescente islamizzazione delle scuole, mascherata da una falsa sensibilità verso le diversità, è un attacco diretto alla nostra civiltà. Le nostre tradizioni vengono messe da parte per evitare di "offendere", mentre il rispetto per la cultura ospitante viene relegato a un dettaglio insignificante. Non si tratta di inclusione, ma di sottomissione a una narrativa che mira a cancellare ciò che siamo, pezzo dopo pezzo.
La laicità non è un'arma contro la nostra identità
La scuola dovrebbe essere un luogo dove si insegnano i valori del dialogo e della convivenza, non dove si estirpa ogni traccia della cultura maggioritaria. La laicità non significa privare gli studenti della ricchezza della tradizione italiana, ma consentire a tutti di riconoscerla, rispettarla e, perché no, celebrarla come un momento di incontro e condivisione.
Un segnale di debolezza inaccettabile
Rinunciare al presepe e agli addobbi natalizi è un segno di debolezza che incoraggia ulteriori richieste e rinunce. Si inizia con i presepi, si prosegue con le festività, e si finisce per accettare un modello di società che non riconosce più se stessa. La tolleranza non significa annullare le proprie radici, ma proteggerle e trasmetterle con orgoglio.
Conclusione: difendere senza compromessi
È ora di smetterla con queste scelte codarde che sviliscono la nostra cultura. Chi cancella il presepe dalle scuole non solo offende la maggioranza della popolazione, ma tradisce un intero patrimonio di valori e tradizioni. Difendere il Natale e il presepe non è una questione di religione, ma di dignità nazionale. Chi si piega oggi alla paura di offendere altri, sta già ponendo le basi per la cancellazione totale di ciò che siamo.
Qui le parole che prima di partire, troppo giovane, lasciò in eredità un caro amico scomparso: "Sin da piccoli siamo cresciuti immersi in rituali che ci hanno insegnato il senso del sacro, della comunità e della tradizione. Dal presepe alla messa, dai fuochi di fine anno alle lenticchie come simbolo di prosperità, dai dolci natalizi ai Re Magi, fino alla Befana: ogni gesto racchiude una narrazione culturale profonda che affonda le radici nella nostra identità di popolo.
La festa della nascita di Gesù di Nazareth non è solo un evento religioso, ma un simbolo universale di speranza e rinascita, che attraversa secoli di storia e unisce intere generazioni. Rinunciare a questi simboli per un malinteso concetto di rispetto rischia di trasformarsi in un'offesa irreparabile non solo alla nostra fede, ma a una nazione intera.
Rispetto non significa cancellare chi siamo, le nostre tradizioni o le nostre origini. Significa, piuttosto, trovare un equilibrio che consenta a tutti di conoscere e apprezzare ciò che ci rende unici. Eliminare questi simboli vuol dire impoverire le generazioni future, privandole del legame con il passato e della ricchezza culturale che abbiamo il dovere di preservare e tramandare.
Andrea Ruggeri