Errori Giudiziari, oggi Garlasco, in passato Tortora ecc...

Errori giudiziari e il bisogno di un colpevole: quando la giustizia fallisce
La sete di giustizia spesso si trasforma in una caccia al colpevole a tutti i costi. La storia giudiziaria italiana ed internazionale è costellata di casi in cui la necessità di individuare un responsabile ha portato a errori madornali, con indagini condotte male, prove interpretate in modo errato e innocenti condannati per crimini mai commessi.
Il caso di Garlasco: una condanna discussa
Uno dei casi più emblematici in Italia è quello dell'omicidio di Chiara Poggi a Garlasco nel 2007. Alberto Stasi, fidanzato della vittima, fu inizialmente assolto per due volte, ma successivamente condannato a 16 anni di carcere in un processo pieno di incongruenze. La sua bicicletta, le tracce di DNA mai confermate, l'assenza di sangue sulle scarpe: ogni elemento di accusa sembrava avere una spiegazione alternativa. Eppure, la necessità di dare una risposta definitiva spinse i giudici a una condanna che ancora oggi lascia molti dubbi.
Amanda Knox e Raffaele Sollecito: il caso di Perugia
Un altro caso di clamore internazionale è quello di Meredith Kercher, uccisa a Perugia nel 2007. Amanda Knox e Raffaele Sollecito furono arrestati e processati in un iter giudiziario confuso e contraddittorio, con ricostruzioni improbabili e pressioni mediatiche enormi. Dopo anni di carcere e processi, entrambi sono stati assolti, ma il danno alla loro vita era già stato fatto. Nel frattempo, l'unico colpevole accertato, Rudy Guede, ha scontato una pena ridotta rispetto ai due innocenti inizialmente condannati.
Il caso Enzo Tortora: l'emblema dell'errore giudiziario
Uno degli errori giudiziari più clamorosi della storia italiana riguarda Enzo Tortora, accusato ingiustamente di associazione camorristica sulla base di dichiarazioni di pentiti poco credibili. Condannato in primo grado, fu poi assolto con formula piena, ma la sua carriera e la sua vita furono devastate da una giustizia che si rivelò cieca e sorda di fronte all'evidenza.
Altri casi di errori giudiziari
Il caso di Angelo Massaro (1995-2010): Arrestato e condannato all'ergastolo per un omicidio mai commesso, basato su un'intercettazione telefonica male interpretata. Dopo 21 anni è stato assolto.
Il caso di Giuseppe Gulotta (1976-2012): Condannato per l'omicidio di due carabinieri a causa di confessioni estorte con la tortura. Dopo 36 anni è stato riconosciuto innocente.
Il caso di Stefano Feniello (2017): Vittima dell'hotel Rigopiano, inizialmente dato per disperso e poi erroneamente incluso tra i sopravvissuti. Il caos comunicativo ha ritardato il riconoscimento della verità.
Il caso di Simone Righi (2006): Arrestato a Londra con l'accusa di aver aggredito un poliziotto dopo l'omicidio della fidanzata, in realtà fu solo un malinteso e venne poi scagionato.
E altre decine e decine di migliaia di errori più o meno gravi.
Perché si continua a sbagliare?
La necessità di trovare un colpevole in tempi brevi, la pressione mediatica, errori investigativi e processuali: questi sono solo alcuni dei fattori che portano alla condanna di innocenti. Il problema è sistemico e richiede un cambio di approccio: maggiore rigore nelle indagini, l'uso di prove scientifiche in modo più obiettivo e una magistratura capace di ammettere i propri errori quando necessario.
La giustizia non dovrebbe essere una questione di numeri o di statistiche sulle condanne, ma di verità. Finché continuerà a prevalere la cultura del "meglio un colpevole sbagliato che nessun colpevole", gli errori giudiziari saranno una macchia indelebile sulla nostra società.
Djàvlon