I Volenterosi cambiano nome. Ora si chiamano Rassicuratori
Ma, diciamolo chiaramente, il nome più onesto sarebbe: guerrafondai.

Dal summit all'Eliseo rimbalzano le solite immagini: strette di mano, pose rigide, bandiere sullo sfondo, dichiarazioni solenni di intenti. Il copione è già visto, consumato, eppure continua ad andare in scena. Stavolta il titolo è: "I Volenterosi per la pace in Ucraina". Ma a ben guardare, è più un casting per una guerra allargata che una conferenza diplomatica.
Macron, regista e primo attore del teatrino, convoca a Parigi i suoi simili – Von der Leyen, Scholz, Iohannis, e pure Meloni, che però recita un copione a parte. Il messaggio è chiaro: non si tratta solo di "sostenere Kiev", ma di ridefinire il ruolo dell'Europa. E come lo si ridefinisce? Con le truppe, le sanzioni, la deterrenza militare. Pace attraverso la minaccia. Diplomazia con l'elmetto.
Macron lo ha detto senza troppi giri di parole: "Non escludiamo l'invio di truppe."
Ecco svelato il piano dei Volenterosi: non la pace, ma una guerra permanente travestita da missione umanitaria.
In realtà questi leader, più che volenterosi o rassicuratori, sembrano disperati: alle prese con un consenso che sfugge, con politiche interne zoppicanti, con un futuro europeo sempre più incerto. E allora via con le grandi manovre: una bella coalizione, qualche parata simbolica e un lessico bellico travestito da linguaggio diplomatico.
Una coalizione della pace che parla solo il linguaggio delle armi,
una chiamata alla responsabilità che si traduce in escalation,
una promessa di sicurezza che produce instabilità.
Chi ci crede ancora a questi volenterosi? Gente che – a voler essere sinceri – non affiderei neppure alla gestione di un parcheggio per biciclette.
Con tutto il rispetto per i parcheggi, naturalmente.
Djàvlon