Il match di boxe del secolo

Certo quelli con meno di 60 anni neanche l'hanno saputo o neanche lo ricordano, ma io si.
50 anni fa, infatti, ed esattamente il 30 ottobre 1974, si tenne nello Zaire quello che in tutti hanno definito il match di boxe del secolo: "Muhammad Ali vs. George Foreman".
Se volete dettagli andate a cercarli, parlo dei più giovani, quello fu l'incontro, che venne enfaticamente definito "The Rumble in the Jungle".
Innanzitutto fu creato un festival di tre serate in Africa, che già di per se era fantastico, con annesso uno dei più grandi eventi sportivi della storia.
Era stato creato nelle persone un entusiasmo per l'incontro nell'intero pianeta, che fu il clou del festival musicale "Zaire 74" con spettacoli di artisti provenienti dall'Africa e dalle Americhe, incluso il Brasile.
Quando l'Africa poteva ancora essere un grande continente indipendente, si esibirono diciassette artisti dello Zaire, insieme ad altri artisti africani e della diaspora africana, tra cui B. B. King, Celia Cruz, Miriam Makeba, Etta James, James Brown, Fania All Stars, The Spinners, Bill Withers e lo stesso organizzatore Hugh Masekela*.
"Zaire 74" tenutosi a Kinshasa, in Zaire (oggi Repubblica Democratica del Congo), nello Stade du 20 Mai, che aveva una capienza di 70.000 persone, e venne definito la Woodstock africana e le riprese effettuate durante il festival furono poi pubblicate in un documentario chiamato "Soul Power".
Il festival fu ideato e pianificato dal trombettista sudafricano Hugh Masekela e dal produttore musicale statunitense Stewart Levine, che erano stati compagni di stanza alla Manhattan School of Music.
L'incontro segnò la riconquista del titolo mondiale da parte di Muhammad Ali (in origine Cassius Marcellus Clay Jr.), che vinse all'ottavo round per ko.
Al match assistettero oltre 60 mila spettatori allo stadio, mentre fu visto da più di un miliardo di persone in diretta televisiva (all'epoca oltre 1/4 della popolazione mondiale) rendendolo la trasmissione live televisiva più vista della storia fino a quel momento.
In Italia l'avvenimento fu trasmesso in diretta da Tele Capodistria. Il match fu disputato infatti mentre in Italia era notte inoltrata e la Rai, che all'epoca interrompeva le trasmissioni alle 22:45 poté trasmetterlo solamente la sera successiva, pausa notturna, pausa, pranzo, pausa cena, pausa caffè, pausa merenda, pausa .. pausa ..pausa era e in parte ancora è il paese delle pause.
La storia di questo match e di tutto quello che gli girò intorno venne poi raccontata nel film "When We Were King" che si aggiudicò, quando contavano qualcosa, l'Oscar nel 1996.
Se volete vedere e ascoltare gli artisti che si esibirono, potete farlo, c'è qualcosa di quei giorni, in un documentario del 1996 su Rumble in the Jungle, intitolato When We Were Kings, in cui sono presenti anche filmati di James Brown, B.B. King e altri artisti che si esibivano allo Zaire 74.
Nel 2008 è stato pubblicato un documentario incentrato sullo Zaire 74, intitolato Soul Power.
Andrea Ruggeri
Fonte: Rolling Stones, Wikipedia, Yesterdaypills, GIA.
* Oltre agli artisti sopracitati si esibirono anche:
Tabu Ley Rochereau e la sua band Afrisa International, che comprendeva Augustin "Hennecy" Malao e Karé Kassanda alla voce, Mavatiku Visi, Lokassa ya Mbongo e Bopol Mansiamina alla chitarra, "Philo" Kola Ntalulu al basso, Alphonse Biolo e Jean Trompette Nzenze alla tromba e Mekanisi Modero al sassofono.
Abeti Masikini e suo fratello Abumba Masekini che suonava la chitarra in quello che Levine ha descritto come un incrocio stilistico tra Jimi Hendrix, Jimmy Page e Lightnin' Hopkins.
Franco Luambo.
Miriam Makeba era sopportata al festival da una band guineana e dal grande chitarrista brasiliano Sivuca.
L'Orchestre Stukas, guidata da Lita Bembo, ex cover band di James Brown.
La troupe di danza Pembe si esibì in uno spettacolo tradizionale con 300 ballerini, che si concluse con il pubblico che intonava "Ali boma ye" ("Ali uccidilo" in Lingala, un riferimento all'incontro di boxe che sarebbe seguito).
** Per i curiosi in quell'anno lo Zaire partecipò alle finali dei mondiali di calcio e all'ottantacinquesimo della partita contro il Brasile, col risultato già acquisito di 3 a 0 per il Brasile, Joseph Mwepu Ilunga si staccò dalla barriera e calciò il pallone lontano, proprio mentre Rivelino si apprestava a battere un calcio di punizione. Solo molti anni dopo si scoprì che la squadra, dopo l'umiliazione subita nella seconda gara 9 a 0 dalla Jugoslavia, era stata minacciata di morte dal dittatore Mobutu in caso di sconfitta per più di 3-0.