La Gazzetta dello Sport: Quando lo Sport Diventa Propaganda

17.03.2025

La Gazzetta dello Sport: Quando lo Sport Diventa Propaganda

Abbiamo ripetuto più volte un concetto chiaro: La Gazzetta dello Sport deve occuparsi di sport. Punto. Invece, ancora una volta, il quotidiano rosa si infila in questioni che con lo sport hanno poco o nulla a che fare, arrogandosi il diritto di giudicare, condannare e indirizzare le scelte personali di atleti e personaggi del mondo sportivo. L'ultimo bersaglio? Francesco Totti.

Non bastava la campagna contro Novak Đoković, i tennisti e i calciatori che avevano espresso dubbi sulla vaccinazione collettiva forzata durante la pandemia. Non era sufficiente il servilismo dimostrato nel sostenere l'esclusione di Russia e Bielorussia dalle competizioni internazionali, cancellando così il principio di neutralità sportiva. Ora, la Gazzetta ha deciso di puntare il dito anche contro chiunque osi allontanarsi dalla narrazione dominante, trasformandosi di fatto in una gendarmeria del pensiero unico.

L'attacco a Totti: un'altra vergogna firmata Gazzetta

Francesco Totti ha deciso di partecipare a un evento sportivo a Mosca l'8 aprile, organizzato da una società di scommesse. Una scelta personale, professionale, che nulla ha a che vedere con la politica internazionale. Eppure, ecco il consueto polverone sollevato ad arte. I maxi schermi di Mosca che proiettano le immagini di Totti con la maglia numero 10 della Roma sono bastati per scatenare un'indignazione preconfezionata, con la Gazzetta dello Sport in prima linea nel tribunale mediatico, assieme a esponenti della politica.

Un giornale che dovrebbe parlare di calcio si permette di suggerire a un campione come Totti cosa fare della sua vita, dove andare, con chi parlare. È lo stesso giornale che, giorno dopo giorno, si diletta a seminare veleno contro squadre e personaggi che non rientrano nelle proprie simpatie, fomentando polemiche, alimentando tensioni e distorcendo il concetto di sport come strumento di unione e non di divisione.

Lo sport non deve diventare un'arma politica

La Gazzetta, come molti altri media, ha dimenticato una verità fondamentale: lo sport è sempre stato un volano di pace. Un ponte tra i popoli, un'occasione per mettere da parte le differenze e condividere valori universali. Usarlo come strumento di pressione politica è un tradimento del suo stesso significato.

Dov'erano questi moralisti quando si celebravano i Mondiali in Qatar, nonostante le violazioni dei diritti umani? Dov'erano quando si disputavano competizioni in paesi che opprimono la libertà di stampa e reprimono il dissenso? La coerenza non è evidentemente una virtù della Gazzetta.

Il solito doppiopesismo mediatico

L'attacco a Totti è solo l'ennesimo episodio di un giornalismo sportivo che ha smarrito la propria missione, piegandosi a logiche extra-sportive. Non si tratta di difendere la scelta di Totti in sé, che può piacere o meno, ma di denunciare un atteggiamento ipocrita e pericoloso: la pretesa di trasformare ogni gesto di un atleta in una dichiarazione politica. Uno schema già visto, applicato selettivamente a seconda della convenienza.

La campagna denigratoria contro Juventus e Milan è quotidiana, e ora si aggiungono Napoli e Roma, con il caso Totti che conferma come questo giornale alimenti confusione e odio anziché raccontare lo sport.

Totti, fai quello che vuoi

Francesco Totti è un'icona del calcio italiano, un campione amato da milioni di tifosi, e ha il diritto di decidere liberamente il proprio futuro senza doversi piegare ai diktat di un giornale che si arroga il ruolo di giudice supremo. La Gazzetta dello Sport farebbe bene a tornare a occuparsi di ciò per cui esiste: raccontare lo sport. Ma forse è chiedere troppo.

Djàvlon