Lucidi querela Linkiesta

22.12.2024

Il caso Lucidi: Stefania Battistini del TG1 Rai, ha amplificato un articolo di Linkiesta, poi verificato essere una fake. L'atteggiamento verso un collega da parte della giornalista (già coinvolta in un possibile procedimento per l'attraversamento illegale del confine russo) richiama una questione spinosa e controversa. 

Andrea Ruggeri presidente GIA Giornalisti Italiani Associati ha dichiarato: "La vicenda che coinvolge il giornalista Andrea Lucidi e le accuse mosse contro di lui, amplificate da figure come Stefania Battistini del TG1 Rai, rappresenta un esempio preoccupante di giornalismo irresponsabile. La diffusione di fake news non verificate, come quella che attribuirebbe a Lucidi un passaporto di servizio russo, mina gravemente la credibilità della professione giornalistica e alimenta una spirale di disinformazione

- e prosegue -.

Andrea Lucidi ha categoricamente smentito queste accuse, e il fatto che abbia sporto querele contro testate come Linkiesta e giornalisti come Stefania Battistini, Max Coccia, Christian Rocca e Cristiano Tinazzi, dimostra la serietà con cui intende difendere la propria reputazione. Questi nomi, pur essendo professionisti dell'informazione, avrebbero il dovere di verificare accuratamente ogni affermazione prima di pubblicarla o rilanciarla.

Stefania Battistini, già criticata per le sue attività filo Ucraina, avrebbe rilanciato questa falsa notizia senza alcuna verifica approfondita, contribuendo a costruire una narrazione propagandistica anziché informativa. È grave che una giornalista della Rai, servizio pubblico finanziato dai cittadini, utilizzi il proprio ruolo per diffondere contenuti non verificati, alimentando confusione e polemiche infondate.

In un periodo storico segnato da tensioni internazionali e conflitti, il giornalismo ha una responsabilità cruciale: riportare i fatti con rigore e indipendenza. Questi episodi, invece, mostrano un'inquietante deriva verso la disinformazione strumentale, con l'obiettivo di screditare chi non si allinea a certe narrative.

La Rai, come servizio pubblico, ha il dovere di rispondere alle critiche con trasparenza, chiarendo la posizione dei suoi giornalisti e adottando misure concrete per evitare il ripetersi di situazioni simili. Gli utenti hanno il diritto di chiedersi: è giusto pagare 90 euro l'anno per finanziare un'informazione che sembra più propaganda che giornalismo?

- e conclude - 

"GIA sta al lato dei comunicatori, molti hanno perso la vita a Gaza, in Libano e in Siria, molti soffrono attacchi fisici e di immagine altri perdono il lavoro per l'avanzo delle tecnologie, ma quando lo scontro è tra giornalisti la solidarietà va a chi la merita, ad Andrea Lucidi, quindinon è solo un atto dovuto nei confronti di un collega ingiustamente attaccato, ma anche un richiamo a ristabilire i principi fondamentali del giornalismo: verifica, imparzialità e rispetto della verità. Questi non sono dettagli opzionali, ma il fondamento stesso della professione".

Cris Vicente