Marco Rizzo
Oggi diamo inizio a una serie di interviste richieste dai nostri emigrati all'estero, i cosiddetti oriundi, persone che spesso amano l'Italia più degli stessi italiani residenti. E lo dice uno che ha trascorso oltre 30 anni fuori dal Paese.
12 domande non una di più, questo è il format
L'interesse è evidente: all'estero vogliono conoscere i politici, i cantanti, gli artisti oggi più apprezzati in Italia e nel mondo. Tuttavia, i mezzi di comunicazione tradizionali, come la RAI e molti giornali, spesso risultano servili, riproducendo contenuti poco analizzati, coerenti o semplicemente ripetitivi, come fossero un copia e incolla.
Il primo ospite è Marco Rizzo, leader insieme a Francesco Toscano di Democrazia Sovrana Popolare. Militante politico, figlio di Armando, operaio Fiat. Laureato e giornalista, appassionato di cinema, storia e boxe. Tifoso del Torino, Rizzo è un comunista della vecchia guardia che, al di là delle ideologie, apprezza una politica basata sui fatti, tanto da avere attualmente più fans al centro e a destra che a sinistra.

1) Andrea Ruggeri:
Negli Stati Uniti, in particolare tra coloro che hanno meno familiarità con la politica italiana, c'è una certa diffidenza verso i comunisti o ex comunisti. Tuttavia, Lei non sembra legato alle politiche della sinistra italiana e mondiale attuale. Anzi, appare come un analista che valuta i fatti senza nostalgie ideologiche. Può presentarsi ai nostri lettori che ancora non La conoscono?
1) Marco Rizzo:
Sono nato in un quartiere operaio di Torino. Mio padre lavorava, come operaio, alla Fiat Mirafiori, mentre mia madre era casalinga. Mi sono laureato in Scienze Politiche come studente lavoratore. La mia passione per la politica è nata fin da ragazzo, quando militavo nel movimento studentesco.
A 34 anni sono stato eletto deputato al Parlamento italiano e sono stato rieletto per altre tre legislature. Ho ricoperto anche il ruolo di europarlamentare. La politica è sempre stata il filo conduttore della mia vita.
Non rinnego nessuna delle scelte fatte come dirigente e militante comunista, ma ritengo fondamentale comprendere la rapidità con cui il mondo sta cambiando. È essenziale lottare per l'unità tra il ceto medio e la classe lavoratrice e riconoscere la pace come una priorità nelle politiche globali.
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2) Andrea Ruggeri:
"La pace è la nostra priorità, ma l'Europa sembra pensarla diversamente". Questa Sua affermazione sta facendo il giro del mondo. È una posizione dissidente, ma provenendo da una figura come Lei, assume un peso particolare. Può aiutarci a comprenderne meglio il significato?
2) Marco Rizzo
Il significato della pace è fondamentale per comprendere come fermare la corsa alla guerra. In questo senso, Trump e Putin stanno cercando di affrontare la questione in modo positivo.
La nuova postura degli Stati Uniti è cruciale per la costruzione di nuove relazioni in un mondo multipolare. Purtroppo, molti paesi dell'Unione Europea hanno una classe dirigente arretrata, che considera ancora la guerra un mezzo per risolvere le controversie politiche.
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3) Andrea Ruggeri:
In questo momento, la comunità italiana all'estero – dagli USA al Brasile, dall'Argentina all'Australia – ci chiede informazioni su di Lei e su Roberto Vannacci. Due nomi che stanno attirando molta attenzione internazionale. Quali sono i punti di convergenza tra le sue posizioni e quelle del Deputato Europeo, ex Generale ed ex paracadutista?
3) Marco Rizzo
Ritornando sul tema della pace, se lo consideriamo un elemento dirimente, diventa più facile comprendere le motivazioni di una consonanza di vedute tra me, uomo del movimento operaio, e Roberto Vannacci, Generale della NATO.
I suoi discorsi al Parlamento Europeo, quando ha parlato della necessità di fermare la guerra, hanno una forza e una profondità che lo renderanno una figura storica.

4) Andrea Ruggeri:
Negli Stati Uniti e in molti altri paesi, il tema dell'immigrazione è sempre centrale nel dibattito politico. Qual è la Sua opinione sulle nuove misure che l'amministrazione Trump intende adottare in materia?
4) Marco Rizzo
Il processo di globalizzazione, con l'ideologia della mondializzazione, ha causato molti danni, soprattutto in termini di migrazioni incontrollate. Si è creato un paradigma romantico, quasi fosse normale per gli esseri umani allontanarsi, spesso forzatamente, dalla propria terra.
Gli uccelli migrano, gli animali migrano, ma gli uomini emigrano solo quando le condizioni nei loro paesi diventano insostenibili. È fondamentale creare le condizioni affinché le persone possano vivere dignitosamente dal punto di vista economico e sociale nei propri paesi.
L'Occidente, troppo spesso predatorio nei confronti dei paesi in via di sviluppo, deve porre fine a queste pratiche. Allo stesso tempo, le migrazioni incontrollate sono state incentivate da una certa sinistra e da interessi economici multinazionali, che miravano a ridurre il costo del lavoro in Occidente.
Trump può piacere o meno, ma sta cercando di affrontare concretamente questo problema.

5) Andrea Ruggeri:
Parlando di politica americana, qual è la Sua opinione su Robert F. Kennedy Jr. e sul ruolo che potrebbe giocare, soprattutto in ambito sanitario?
5) Marco Rizzo
Credo che l'elezione di Kennedy Jr. a ministro della Salute rappresenti un elemento innovativo nella compagine governativa di Trump. La sua passione per la salute pubblica e il suo impegno contro i grandi gruppi multinazionali del farmaco sono una garanzia per il popolo americano.
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6) Andrea Ruggeri:
Il nuovo governo Trump sembra guardare con favore a Giorgia Meloni. Secondo Lei, questa nuova situazione rappresenta un'opportunità per la Premier e per l'Italia? E in che modo potrebbe incidere sul ruolo del nostro paese nello scenario internazionale?
6) Marco Rizzo
Misureremo il governo di Giorgia Meloni sui fatti. Nei tre anni precedenti si è schierata a favore della politica di guerra di Biden, ma ora sembra in qualche modo tornare alle posizioni espresse durante la campagna elettorale, avvicinandosi maggiormente alla politica di pace di Trump. Valuteremo passo dopo passo.

7) Andrea Ruggeri:
Trump e Pence hanno lanciato un messaggio chiaro all'Europa: "L'America è tornata". Secondo Lei, come dovrebbero affrontare l'Italia e l'Europa questa nuova fase politica?
7) Marco Rizzo
L'Unione Europea è fallita. Il fatto stesso che l'incontro più importante dopo l'elezione di Trump e il confronto con Zelens'kyj si sia svolto a Londra, in un paese che non fa parte dell'Unione Europea, con soli 16 paesi su 27 e con la partecipazione bizzarra di Turchia e Canada, la dice lunga su questo fallimento. L'Italia, a mio avviso, dovrebbe adottare una politica non tanto di equidistanza, ma di equa vicinanza: con gli Stati Uniti, con la Russia, con i paesi europei, con la Cina e con tutte le nazioni del mondo. Un paese neutrale e libero.
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8) Andrea Ruggeri:
I rapporti tra Stati Uniti ed Europa sembrano aver subito un'inversione di tendenza, soprattutto per quanto riguarda la condivisione di informazioni strategiche. Qual è la Sua valutazione a riguardo?
8) Marco Rizzo
Il rapporto tra Stati Uniti ed Europa si è certamente deteriorato, anche a causa della forsennata politica di parte adottata dalla maggioranza dei paesi dell'Unione Europea, che hanno fatto il tifo per il rinnovo della presidenza di Biden. Ora ne stanno raccogliendo i frutti amari.

9) Andrea Ruggeri:
Abbiamo appreso degli attacchi subiti da VisioneTV, il canale diretto dal Suo vice Francesco Toscano, una delle poche voci critiche durante la pandemia. Secondo Lei, in Europa esiste ancora una reale libertà di stampa o ci troviamo di fronte a una forma di censura mascherata? E l'eventuale ritorno di Trump potrebbe influenzare questa dinamica anche a livello internazionale?
9) Marco Rizzo
Il fatto che una televisione libera, come Visione TV di Francesco Toscano, sia stata attaccata su indicazione del marito della presidente del Parlamento europeo per aver pubblicato un testo del presidente Putin e forse anche una recente opera su Elon Musk, la dice lunga sul livello di democrazia apparente in Europa. Quanto accaduto in Romania, dove le elezioni sono state annullate, il candidato vincente è stato arrestato e successivamente persino impedito di partecipare a nuove elezioni, dimostra l'ipocrisia della critica alle cosiddette autocrazie. In Europa, la democrazia sembra valere solo quando vincono loro.
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10) Andrea Ruggeri:
Donald Trump, nel bene o nel male, sta mantenendo molte delle promesse fatte in campagna elettorale. Come giudica questo approccio alla politica?
10) Marco Rizzo
L'approccio di Trump come presidente, che conferma quanto detto in campagna elettorale, è un elemento estremamente positivo. Questo può far sperare in una politica autentica, non condizionata dalla grande finanza.
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11) Andrea Ruggeri:
Noi siamo un giornale calabrese con una forte presenza tra le comunità italiane all'estero, in particolare tra i calabresi e i reggini. Un tema molto discusso è quello del Ponte sullo Stretto. Qual è la Sua opinione su questo progetto?
11) Marco Rizzo
Sul Ponte sullo Stretto non ho una pregiudiziale ideologica, come spesso accade con alcuni fanatici ambientalisti. La mia è una critica infrastrutturale: in un Paese dove, soprattutto al Sud, strade e ferrovie sono spesso in condizioni pietose, sarebbe più logico stabilire delle priorità. Prima si realizzano infrastrutture stradali e ferroviarie adeguate, poi si collega anche la Sicilia al resto dell'Italia.
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12) Andrea Ruggeri:
Un tempo la politica era dominata da figure di grande spessore intellettuale, capaci di affrontare il dibattito con autorevolezza e competenza. Oggi, invece, molti sembrano semplici marionette. Lei appartiene alla categoria dei primi. Come si può incentivare l'ingresso in politica di giovani motivati e desiderosi di un confronto serio e costruttivo?
12) Marco Rizzo
Ritengo che la politica sia una cosa molto seria e non possa essere condizionata dall'economia, dalla grande finanza o da interessi particolari. Deve essere, invece, la guida del Paese verso il futuro. Questo, come diceva Antonio Gramsci, va fatto in connessione sentimentale con il popolo. E va fatto con la capacità di prevedere, affinché il futuro sia davvero nelle nostre mani. "Prevedere significa comandare", diceva Charles De Gaulle. Ripeto: De Gaulle, non certo Macron.
Grazie Marco

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Ho chiesto a 3 colleghi di analizzare l'intervista e dare le loro opinioni senza forzature ecco il risultato:
1. Istituzionale e bilanciata:
"Un'intervista intensa e ricca di spunti di riflessione. Marco Rizzo ha esposto con chiarezza la sua visione politica, toccando temi cruciali per il futuro dell'Italia e delle relazioni internazionali. Sarà interessante osservare come si evolveranno gli scenari da lui delineati e come il dibattito politico continuerà a svilupparsi."
2. Incisiva e provocatoria:
"Che si condividano o meno le sue idee, io ad esempio Andrea non condivido con Marco Rizzo la questione del Ponte sullo Stretto, senza il quale nessun politico romano o locale farebbe niente, come poco o niente hanno fatto sino ad ora. Ma pone questioni che non possono essere ignorate. In un'epoca di conformismo politico e mediatico, il dibattito resta l'unico strumento per comprendere il presente e costruire il futuro. Chi avrà il coraggio di rispondere?"
3. Personale e diretta:
"Marco Rizzo non le manda a dire, eccellente agli italiani all'estero piacerà loro stanno con l'Italia e le derive degli ultimi anni hanno lasciato molti con l'amaro in bocca. Marco conferma la sua visione netta su politica, economia e società. Ci lascia con molti spunti di riflessione e una domanda implicita: l'Italia saprà ritrovare la sua strada, libera da condizionamenti esterni e fedeli solo al volere del suo popolo?"
Quale ti sembra più adatta al tuo pensiero? faccelo sapere.
Andrea Ruggeri
Aju 'a lingua 'rossa comu 'u bboi