Nuovo M5S o Rispetto al garante?

07.12.2024

Il rapporto tra Beppe Grillo e il Movimento 5 Stelle (M5S) rappresenta un nodo complesso e simbolico della storia politica italiana recente. Grillo, fondatore e garante, incarna il "padre" del Movimento, mentre Giuseppe Conte, giurista e Presidente del Consiglio durante una fase cruciale per il M5S, rappresenta una figura nuova che ha assunto la leadership del partito in un periodo di trasformazione. Attenzione l'ha assunta durante una situazione di pandemia, dopo un governo che lo ha visto seduto nei banchi, dei responsabili di una pagina oscura dell'Italia, sostituito da Draghi, in cambio di una permanenza politica che lo ha portato dentro il M5S assorbendo un'area dopo l'altra diventandone l'attuale gestore.

Il ruolo di Grillo: il "padre fondatore"

Grillo ha ideato il Movimento come uno strumento di democrazia partecipativa, radicato su principi come trasparenza, sostenibilità ambientale e lotta alla corruzione. Il nome "Movimento 5 Stelle" e i suoi ideali originari nascono dalla sua visione e da quella di Gianroberto Casaleggio. In qualità di garante, Grillo ha sempre rivendicato un controllo morale e simbolico sull'identità del Movimento, tanto da intervenire pubblicamente quando percepiva un allontanamento dai principi fondanti.

La leadership di Conte e il cambio di rotta

L'ingresso di Giuseppe Conte nel M5S nel 2021 ha segnato una svolta. Conte ha cercato di rimodellare il Movimento per adattarlo a un contesto politico e istituzionale più tradizionale, distaccandosi dalle posizioni più radicali e proponendo una leadership personale più marcata. Questo ha generato tensioni con Grillo, che teme che il progetto originale possa essere snaturato.

La disputa sul nome e sull'identità

La critica di Grillo è chiara: il nome "Movimento 5 Stelle" è legato alla visione originaria e ai valori che lui e Casaleggio hanno definito. Se Conte desidera portare avanti una linea politica diversa, secondo Grillo, dovrebbe farlo con un nuovo nome, per non tradire l'essenza originaria del M5S.

D'altra parte, Conte si trova nella posizione di leader di un partito che si è evoluto nel tempo, ampliando il suo elettorato e perdendolo subito dopo, adattandosi alle dinamiche politiche. Per questo, molti iscritti potrebbero ritenere che la continuità del nome sia giustificata, anche se il partito è ormai diverso da quello del 2009.

Da qui l'espulsione da garante dello stesso Grillo.

Chi ha ragione?

La risposta dipende dal punto di vista. Grillo ha ragione nel rivendicare il legame tra il nome e i principi fondativi del Movimento. Tuttavia, Conte può legittimamente ritenere che la leadership debba essere flessibile e che i cambiamenti siano necessari per garantire la sopravvivenza politica del M5S.

Una possibile soluzione potrebbe essere una mediazione tra i due, trovando un equilibrio tra il rispetto dei valori fondativi e la necessità di evolvere. Altrimenti, Conte potrebbe effettivamente scegliere di proseguire il suo progetto politico con un'identità nuova, distinta dal M5S, ma senza snaturare il percorso che il Movimento ha intrapreso sotto la sua guida.

A molti analisti pare evidente che un figlio che rinnega il proprio padre, dovrà cambiare il suo cognome e non cancellare la storia della sua casata.

Comunque a Conte consiglio "Tachipirina e vigile attesa".

Andrea Ruggeri