Oggi Sara Campanella e domani?
Di nuovo qui. Di nuovo così.
Che si chiami Sara, Laura, Sabrina, Tilde, Cinzia, Eleonora, Jhoanna, Maria, Eliza, Giulia, Rosa, Nicoletta, Desireé, Francesca e di nuovo Maria.
Migliaia di fiori, fiaccolate, indignazione collettiva. Tutti i politici in prima fila, dichiarazioni accorate, ma soluzioni concrete? Poche, quasi nessuna. Frasi tipo "è figlia di ognuno di noi" oppure "è stato il vostro bravo ragazzo" e anche "Un fiore per Sara", intanto passati i giorni, ce ne ricorderemo solo al prossimo.
A sinistra si punta il dito contro il patriarcato, a destra si condanna genericamente la violenza. La Chiesa invita alla preghiera. Ma intanto, le cose non cambiano. E allora, che si fa?
Una proposta semplice, eppure rivoluzionaria: creare un commissariato solo di donne, dedicato esclusivamente alla raccolta e gestione delle denunce per violenza domestica e di genere. Sarebbe già un passo avanti. In Brasile, per esempio, si è arrivati a una legge apposita perché la situazione era diventata insostenibile. I numeri lì erano impressionanti, certo, ma non per questo meno significativi i nostri.
È la Legge Maria da Penha, e prende il nome da una donna che ha trasformato il proprio dolore in lotta civile.
Maria da Penha Maia Fernandes è nata a Fortaleza, nello stato brasiliano del Ceará, nel 1945. Il suo nome è oggi un simbolo della resistenza alla violenza domestica, che lei stessa ha subito per anni, per mano del marito, Marco Antonio Heredia Viveros, con cui aveva tre figlie.
Maria da Penha ha vissuto un ciclo infernale di abusi, culminato nel 1983, quando fu vittima di due tentativi di femminicidio. Nel primo, Marco Antonio le sparò mentre dormiva, lasciandola paraplegica. Alla polizia raccontò che si era trattato di una rapina. Dopo quattro mesi di ospedale e diversi interventi chirurgici, Maria tornò a casa, dove lui tentò di ucciderla una seconda volta, cercando di fulminarla mentre faceva la doccia.
Il caso fece scalpore a livello internazionale solo nel 1998, quando venne portato all'attenzione della Commissione interamericana sui diritti umani (IACHR/OAS). Ma la giustizia fu lenta, gravemente inefficace: Marco Antonio fu arrestato solo nel 2002, a 19 anni dai fatti.
Nel frattempo, la lotta di Maria era diventata pubblica. E nel 2006, finalmente, il Brasile approvò la Legge n. 11.340, nota come Legge Maria da Penha. Una norma con 46 articoli suddivisi in sette titoli, che punta alla prevenzione e al contrasto effettivo della violenza domestica e familiare contro le donne.
Tra i punti fondamentali:
la responsabilità dello Stato e della società nel garantire i diritti delle donne;
la definizione chiara delle diverse forme di violenza: fisica, psicologica, sessuale, patrimoniale, morale;
il supporto concreto alle vittime, attraverso un sistema integrato di protezione, polizia specializzata e assistenza sociale.
Possiamo continuare a indignarci, partecipare alle fiaccolate, riempire i giornali di dettagli morbosi, trasformare il dolore altrui in talk show serali.
Oppure possiamo agire.
Perché se non facciamo nulla, se restiamo immobili, siamo tutti — tutti — vergognosamente complici delle prossime violenze.
Andrea Ruggeri