Pace, Verità e Propaganda: La Nostra Amarezza in Piazza De Nava

Ieri, in Piazza De Nava, ci siamo ritrovati per partecipare a una manifestazione per la pace. Io sono un ex militare in area di guerra, so cosa producono le guerre io con altri abbiamo seppellito donne e bambini a Sabra e Chatila, quindi eravamo lì per onorare le vittime di una guerra che, sin dal 2014, ha causato oltre un milione di morti. Una tragedia che non conosce vincitori, ma solo dolore, sofferenza e famiglie spezzate.
Qualche giorno fa ho parlato con un padre della chiesa ortodossa, un uomo di fede, un uomo spezzato dal dolore, perché ascolta dalle mamme le storie dei loro figli al fronte, e la loro preghiera che tornino a casa, anche feriti, purché tornino vivi. Abbiamo pianto con lui, abbiamo sentito la sua disperazione ad ascoltare quelle donne.
Lui confessa sia le donne Ucraine, ma anche quelle Russe visto che entrambi i popoli sono per lo più ortodossi.
C'erano Ucraini, ma a guardarli, soffrendo anche loro, c'erano gli italiani e i russi e molta polizia e carabinieri.
Eppure, in quella piazza, tra alcuni volti segnati dal dolore e cuori spezzati dall'attesa di un ritorno che forse non avverrà mai, abbiamo visto qualcosa che ci ha lasciati sconvolti: bugie. Bugie travestite da slogan, da cartelli, da parole ripetute come un mantra, senza riflessione, senza rispetto per chi, quella guerra, la vive davvero.
Le Bugie di Bucha e la Propaganda delle Deportazioni
Siamo rimasti amareggiati nel vedere, ancora una volta, il riferimento alla strage di Bucha e alla deportazione di bambini. Eventi presentati come verità assolute, senza possibilità di confronto, senza margine di dubbio. Eppure, chi conosce la storia sa che la guerra non è iniziata ieri, e chi è stato sul campo sa che la verità è più complessa di quanto raccontato dai media.
Io lo so cosa fa una ferita da arma militare di guerra, perché porto le cicatrici sul mio corpo e quelle viste a Bucha non lo erano. Lo so cosa fanno i vili assassini ai bambini, io l'ho visto.
Se ci si riferiva al 2014, allora si racconti tutta la verità, perché quella guerra non è iniziata con l'ingresso delle forze russe in Ucraina, ma con un conflitto civile che ha fatto sanguinare una nazione intera. Zelensky e la sua guerra contro la Russia e vice versa, non sono un gioco politico, ma una tragedia che ha devastato famiglie ucraine e russe, che ha separato genitori dai figli, che ha trasformato i giovani in carne da macello.
Noi Siamo Stati in Piazza, Ma Non Abbiamo Accettato le Bugie
Eppure nella manifestazione si inneggiava alla pace giusta.
Allora, in mezzo a questo dolore autentico, c'era chi strumentalizzava la sofferenza per fare propaganda. Quando abbiamo visto quei cartelli su Bucha e sui bambini deportati, quando abbiamo riconosciuto la menzogna travestita da pietà, abbiamo deciso di non intervistare nessuno. Non avremmo permesso a quelle bugie di oscurare la verità di chi soffre davvero, di chi non fa politica ma vive il dramma quotidiano della guerra.
Noi Stiamo Con Le Vittime, Non Con La Propaganda
Noi stiamo con i ragazzi ucraini e russi, con i morti, i mutilati, i feriti, con le loro famiglie distrutte dal dolore. Noi vogliamo la fine di questa pazzia, ma non accettiamo più bugie. La pace non si costruisce con la propaganda, ma con la verità, con il coraggio di guardare in faccia la realtà e di abbassare i toni, di parlare senza odio.
Trump e Putin hanno aperto un dialogo. L'Ucraina di Zelensky deve fare lo stesso, cancellando quella legge assurda che vieta di trattare con i russi, perché mentre i leader discutono, centinaia di giovani muoiono ogni giorno.
La frase detta in Piazza Italia da una signora che vuole la pace giusta non quella dell'invasore, deve dirlo alle mamme dei bambini e ragazzi uccisi dal 2014 al 2022, e poi dal 2022 ad oggi. Lei che vuole continuare la guerra, per avere la pace giusta, non può avere non solo il nostro sostegno, ma neanche un'intervista.
La Pace Inizia Con La Verità
Non potevamo intervistare una madre che ha perso un figlio o che ha un figlio al fronte, non potevamo farlo perché quelle bugie avevano già sporcato quel dolore puro e autentico.
In quelle piazze, c'era chi, nascondendosi dietro slogan e cartelli, cercava di strumentalizzare la sofferenza altrui per fare propaganda. Questo non lo accettiamo più. Noi vogliamo la pace.
Ma la pace non può nascere dalle bugie. La pace si costruisce raccontando la verità, ascoltando il dolore di chi ha perso tutto, senza bandiere, senza ideologie.
Ecco perché ieri, in Piazza De Nava, e poi in Piazza Italia, abbiamo scelto di non parlare, di non intervistare. Perché la dignità del dolore merita rispetto, non propaganda. Perché la pace merita verità.
Andrea Ruggeri