Quando la Giustizia Sportiva Diventa Farsa

18.02.2025

L'Assurda Vicenda WADA-Sinner: Quando la Giustizia Sportiva Diventa Farsa

Dopo quattro giorni in ospedale senza internet, mi era difficile scrivere e inviare questo pezzo, ma meglio tardi che mai.

Non si tratta di un caso di doping, perché doping significa assumere sostanze per migliorare le proprie prestazioni e ottenere vantaggi sugli altri atleti. E qui non c'è stato nulla di tutto questo. La WADA sa bene che non vi è stato alcun dolo, nessun tentativo di manipolare il rendimento di Sinner o di chi lavora con lui. Eppure, per giustificare la sua stessa esistenza, ha colpito comunque, aggiungendo un altro caso alla sua lunga lista di decisioni discutibili.

La realtà è che la WADA, un'organizzazione che avrebbe dovuto proteggere lo sport e garantire competizioni pulite, è ormai un ente fallimentare che disperde risorse pubbliche e private per punire atleti puliti, mentre i veri truffatori riescono a cavarsela. Se vogliamo combattere seriamente il doping, il primo passo è eliminare chi oggi dirige la WADA e riformare il sistema, punendo i veri colpevoli e non chi costruisce il proprio successo con sacrificio, talento e perseveranza.

Il caso di Sinner non è il primo. Ricordiamo il paradosso dei tortellini della Errani e tante altre storie assurde che hanno reso la WADA un'istituzione sempre più screditata. Ormai la pazienza degli sportivi e dei tifosi è esaurita.

Jannik Sinner ha accettato un patteggiamento che gli permette di mantenere intatti i suoi obiettivi, ma lascia un segno di frustrazione: ammettere una colpa che non c'è mai stata. Intanto, il CIO invita alle Olimpiadi atleti che sfidano ogni logica di equità sportiva, uomini che competono con donne ecc.. mentre la WADA si accanisce su dettagli insignificanti, ignorando il vero doping.

Si è persino diffusa la falsa narrazione che Sinner e la Swiatek, essendo numeri uno al mondo, avrebbero influenzato la sentenza a loro favore. Ma allora come si spiega il caso di Marco Bortolotti? L'anno scorso, quando era numero 87 ATP nel doppio, si trovò nella stessa situazione di Sinner con il Clostebol, eppure la sua difesa fu accettata senza neppure un'udienza. La sua assoluzione è passata sotto silenzio perché, evidentemente, non serviva per le sceneggiate della WADA e di colleghi invidiosi. Non c'era un nome da sbattere in prima pagina, quindi il caso fu chiuso senza clamore.

Ci troviamo di fronte a un'organizzazione che, come tante altre, serve solo ad arricchire chi la gestisce e a dare potere a persone che nello sport e nella vita non avrebbero avuto alcun successo. Un microcosmo di burocrati che si arroga il diritto di decidere chi deve vincere e chi deve perdere, chi deve essere punito e chi deve essere protetto.

Esiste una categoria di persone che io chiamo "detentori di sindrome del piccolo potere" che trovi anche per le strade, tutti i giorni, come autisti di autobus, responsabili della sicurezza, infermieri, e talvolta persino, con potere maggiore, giudici sportivi e non, medici che esercitano il loro potere decisionale su chiunque si trovi in un momento di necessità o debolezza. La WADA rientra perfettamente in questa categoria, imponendo la sua volontà con danni enormi per lo sport e per la credibilità delle competizioni. A questi si aggiungono gli odiatori seriali, coloro che vivono nell'ombra pronti a colpire chi ha successo, soprattutto se quel successo è ottenuto con merito e integrità.

Tre mesi senza Sinner sono un peccato per tutti gli appassionati di tennis e per chi trova nella sua dedizione uno stimolo a credere nei propri sogni. Jannik porta con orgoglio il tricolore sui campi di tutto il mondo, emozionando con le sue vittorie e regalandoci l'Inno di Mameli nei momenti più alti dello sport. E invece di celebrare i suoi successi, l'Italia si è divisa sul fatto che vada o meno a Sanremo o dal presidente Mattarella, mentre il vero problema è la manipolazione delle istituzioni sportive.

Il caso di Sinner è emblematico: la sua positività riscontrata a Indian Wells derivava da una quantità infinitesimale di una sostanza proibita, che non ha avuto alcun effetto sulla sua prestazione. Eppure, è stato trascinato in un processo lungo un anno, fino al patteggiamento forzato per evitare il peggio. Nessuno si domanda perché la WADA abbia chiesto il patteggiamento? Perché si sono spinti troppo oltre e rischiavano di essere smascherati per l'inutilità della loro crociata. Sinner ha fatto la scelta più pragmatica: in tribunale, anche se sei innocente, il risultato non è mai certo.

Se il suo coach, Darren Cahill, facesse un incidente stradale, la WADA forse penserebbe di ritirare la patente a Sinner. Questa è la logica che governa l'antidoping oggi. Nel frattempo, chi ha davvero barato continua a farla franca.

E intanto, un'altra certezza si fa strada dopo le dichiarazioni confuse di Djokovic, che, se non chiarite, rischia di perdere molto più dei punti ATP che perderà Jannik, ma la credibilità costruita in anni di carriera.

O si fanno dichiarazioni chiare o si deve star zitti quando un collega viene trattato in questa maniera.

E questo vale anche per gli altri, compresa la stampa spagnola, che pensa di proteggere i loro campioni illazioni su Sinner. I colleghi sportivi devono lavarsi la bocca prima di parlare in doping specialmente quelli spagnoli. La Wada spiega il motivo per cui Jannik Sinner ha ricevuto una squalifica per doping molto più breve rispetto alla sospensione di sei anni inflitta a un pattinatrice spagnola in un caso di doping, dai giornalisti spagnoli considerato simile, sottolineando che, sebbene entrambi i casi riguardassero la stessa sostanza, i fatti specifici relativi al caso della pattinatrice Barquero erano "molto diversi" da quelli di Sinner. "La differenza fondamentale tra i due casi è che la versione della signora Barquero su come la sostanza è entrata nel suo sistema non era convincente alla luce delle prove, tanto che le circostanze sono rimaste sconosciute per quanto riguarda la Wada", ha detto l'agenzia antidoping in una e-mail inviata all'Associated Press. "Al contrario, nel caso Sinner, le prove hanno chiaramente confermato la spiegazione dell'atleta, come delineato nella decisione di primo grado". 

Barquero è risultata positiva al Clostebol per la prima volta durante le Olimpiadi invernali del 2022, poi di nuovo nel gennaio 2023 in un test fuori gara effettuato dall'International Skating Union. La Barquero ha stipulato un "accordo di risoluzione del caso" in cui l'atleta veniva sospesa per sei anni. L'accordo è stato accettato e firmato dalla Wada, dall'ISU e dall'atleta stessa. "Se la signora Barquero non era d'accordo con la sanzione proposta, non era obbligata a firmare l'accordo di risoluzione del caso ed era libera di portare avanti il caso per l'udienza presso il Cas", ha affermato la Wada.

Andrea Ruggeri