Parole del Sud
La scelta delle fotografie è del Direttore di U Riggitanu. Che l'argomento piaccia o no, questo libro, parla del Sud, ed il Sud è la nostra terra, quindi oltre alla poesia, la terra e il nostro mare devono avere lo spazio giusto per esprimersi assieme alle parole.
La sera
Sento che la pagina rimarrà bianca,
è troppo bella la musica della strada,
oscura, la mia mente, stasera
per perdermi in una foresta di simboli,
per spezzare la magia del reale.
Non avrò spazio per lo spazio,
tempo per il tempo,
in questo foglio, stasera.
Anche tu, non cercare di svelare
il segreto della tua anima,
davanti a un foglio, la sera.
Attimi
Confuso negli oggetti di questa stanza,
immerso nella nebbia dell'infanzia,
non so se è giorno o se è notte,
se sono vivo o sono morto.
Invocazione
Signore, fa che piova
sulle nostre terre arse,
sulle nostre menti inaridite.
Che torni a scorrere impetuoso
il torrente dell'intelligenza
e travolga nel suo cammino
l'ignoranza, la cattiveria, l'egoismo.
Che rompa gli argini, nutrendo col suo limo
il seme della civiltà.
Fa che esplodano gli atomi della tolleranza
e della solidarietà e che le nazioni
gareggino negli esperimenti del progresso.
Seduzione
Intingi lentamente la penna
nell'inchiostro
e ti esponi nudo alla vetrina di un negozio.
Di soppiatto, camuffato tra le pagine
di un libro
ti introduci nell'intimità di una sedia
o di un letto
per raggiungere, nell'amplesso visivo,
un istante di immortalità.
Rondine di primavera
Tornerò per dare la caccia alle lucertole,
per nascondermi dietro un albero,
come facevo da bambino.
Salirò sul monte più alto
per assaporare la solitudine degli anacoreti.
Mi nutrirò di uva e di miele, di sale e di acqua.
Il mio corpo sarà puro
quando ascolterò il lamento delle vedove,
le grida gioiose dei bambini.
Abbraccerò gli amici di un tempo,
cercando fra le rughe l'allegria dei giorni passati.
Placherò la sete dei ricordi
alla sorgente ove mia madre bagnava la ginestra
fingendo di non vedere i nostri baci.
In mezzo alla siepi rivedrò i nostri volti e
il vento mi riporterà le tue carezze.
Mi illuderò per un istante che il tempo
sia tornato a scorrere.
Tornerà il rimpianto dei giorni lontani,
quando la fame non ci faceva dormire
e gli stracci ci coprivano di rabbia e di vergogna.
Credimi, da allora nessun abito, nessuna donna
hanno mitigato il freddo della mia solitudine.
Avrei dovuto vivere o morire insieme a te
invece di una lunga agonia,
invece di specchiarmi ogni mattina in una
vetrina di lusso per convincermi di esistere.
Tornerò, ma non temere,
non cerco improbabili scintille d'amore
nella brace consumata dagli anni.
Non voglio il tuo perdono, la tua commiserazione,
ho espiato vivendo la mia colpa.
Arriverò in punta di piedi, per non turbarti,
per morire in compagnia di quello sguardo
carico di odio e di amore,
quando ci dicemmo addio senza parlare.
Ritornerò anche se non ti ho mai lasciata,
per camminare nei vicoli di notte,
come un ladro, un assassino, un vigliacco,
come un innamorato.
Poi, al mattino, volerò intorno al tuo tetto,
rondine di primavera.
Passeggiate lunari
Hai sentito la televisione?
La Nasa per finanziarsi
organizza passeggiate nello spazio.
Presto passeremo dal tabaccaio:
"Gentilmente, un biglietto per la luna."
Da bambino la luna mi sembrava lontana,
irraggiungibile, come te.
Adesso è un oggetto qualunque,
un viaggio senza avventura,
il copione banale della nostra vita.
Abbiamo perso tutto per strada,
la fantasia, le speranze, il nostro amore.
E' Natale ma sembra un giorno qualunque,
un uomo e una donna si baciano con passione
su un manifesto pubblicitario.
Pamela
(Nel 2003 una ragazza ipersensibile originaria di Roseto Capo Spulico si suicida per una frase della propria insegnante che la ferisce)
Abbiamo preso il tuo cuore e
lo abbiamo aperto
come si aprono un
un pacco di caramelle,
una lattina di coca-cola.
Come un televisore.
dove non ci sono segreti,
dove non esiste il pudore.
Adesso manca un po' di blu nel cielo di Roseto,
sconta la colpa della sua avarizia ,
ti ha concesso un volo troppo breve
per risarcire la tua fantasia.
Melicuccà 5 km (a Lorenzo Calogero)
L'orologio di una piazza
non scandisce il tempo dei poeti.
Perdonaci,
siamo miopi e sbilenchi,
sporchi e insensati,
siamo malati.
Una caverna di lusso
è il nostro posto,
il mondo degli dei
non ci appartiene.
Estate 2002 III
Fiumare,
ricchezza e miseria,
terrore e felicità.
Giacete nude e scarnite,
mostri disidratati,
divinità imperfette,
morti viventi come noi.
Estate 2004 I
C'è sempre tempo per cercare il sole
il cielo non si stanca di aspettare
A volte si incupisce e cambia di colore
poi arriva il vento e spazza via le nubi
Calabria
Finirà questo lungo inverno
fatto di noia e di apatia,
di rabbia e di rassegnazione.
Saranno le ali di un falco
ad annunciare la primavera
o sarà il fremito indignato della terra
a destarti da questo lungo sonno.
Quando si compirà il ritorno
il dolce zefiro diraderà le nubi
e le tue colline si dipingeranno di verde.
Cadranno le impalcature della barbarie,
getteremo le maschere per guardarci allo specchio
e capire chi siamo.
Finirà questa tristezza celata da sorrisi euforici,
questa vana ostentazione di cose inutili.
Usciremo nudi, senza vergogna,
a nuotare in mari puliti,
a ritrovare il coraggio e la dignità perduti.
Nuovi germogli si leveranno dai tuoi alberi
secolari e dei, filosofi e poeti
torneranno a celebrare la tua bellezza.
A mio padre
Mi sono nutrito della tua generosità e dei tuoi errori.
Ho stemperato il carattere focoso, che era anche il tuo,
nella bacinella dell'esperienza, senza poterti dire grazie.
E forse non te lo avrei mai detto, anche se il tempo, impietosito,
non avesse interrotto la tua sfortunata esistenza.
Bastava solo lo sguardo per capirci.
Il mio sentirmi diverso, oggi,
è la prova della nostra eguaglianza.
Approfitto di un momento di lucidità
in una vita meno autentica, per abbracciarti.
Lo sai, non credo in Dio come tanti altri,
ma sono sicuro che stai sentendo le mie mani,
come io rivedo i tuoi occhi, limpidi e azzurri
come il mare che amavi tanto.
I tuoi sacrifici mi hanno dato un destino migliore,
e mille rimpianti.
Anche a te
Anche a te regalerò una rosa
e prometterò amore eterno.
Anche e te nasconderò questa mia incapacità di amare
per avere una volta amato troppo.
Anche con te verrà presto il giorno dell'addio,
il tempo dei lunghi silenzi
e delle parole ipocrite: "Restiamo amici"
e ricorderai le onde
che si rompevano sugli scogli di Scilla,
i film di Visconti e di Franco e Ciccio
che guardavamo dopo aver fatto l'amore.
Tutto apparirà un breve sogno
e avrai voglia di vomitare.
Io continuerò a indossare una maschera
dietro cui celare il deserto della mia anima
e cercherò altri visi belli come il tuo
per illudermi di vivere.
È sera
È sera,
i gechi immobili sul muro
tendono agguati alle farfalle.
Mia madre legge
il solito libro di preghiere
consumato dagli anni,
come il suo volto.
Ricorda quando il paese era vivo
e lei giovinetta si alzava di notte
per recitare i Vespri.
Adesso le case sono in rovina
e i giardini abbandonati.
Un gatto ogni tanto appare
in una stradina, come un fantasma.
La fiumara non fa più paura
e i grossi muri a difesa dei bergamotti
sono inutili baluardi di un tempo
che nessuno conosce.
Solo mia madre ogni tanto rincorre il passato,
era felice allora con le amiche
a rubare melograni e a filare la lana.
Non immaginava che un giorno si sarebbe sposata,
che avrebbe lasciato i cari genitori per andare in città.
In quel paese sono rimaste le memorie più belle
e un piccolo cimitero fra gli ulivi.
Ogni giorno un portone si chiude
Ogni giorno un portone si chiude,
si aprirà per breve tempo in estate
o non si aprirà più.
Un milione se ne sono andati in dieci anni,
per non bussare alle porte dei politici
o perché hanno bussato inutilmente.
Qualche volta anche io me ne andrò,
raggiungerò Nino a Milano,
o Francesco che insegna a Cuneo.
Sono stanco di leggere la cronaca dei morti ammazzati,
dei fondi europei che non vengono spesi,
di assistere alle ruberie impunite dei politici.
Qualcuno dirà che altrove è lo stesso,
che ormai tutto il mondo è marcio.
È vero, ma quella non sarà la mia terra,
la terra che speravo risorgesse
e che invece non finisce di affondare.
La terra degli ulivi maestosi e dei mitra,
delle ferriere di Mongiana e delle strade
che si chiamano Garibaldi, Cavour, Bixio.
La terra che si è creata un governo chiamato mafia
con i suoi ambasciatori ed il suo esercito,
perché uno Stato vero non c'è o sta negli USA.
Una centrale a carbone è l'ultima promessa,
per morire di cancro non bastano i rifiuti tossici
delle industrie del Nord.
Domani scriverò sui muri CALABRIA AMORE MIO
con questo cuore lacerato di emigrante
che non è ancora partito.
Manifesto
Sono seduto nel mio laboratorio linguistico
intento a spezzare monemi.
Non so se arriverò alla distruzione fine a se stessa
o al completo rifacimento.
Se sarò capito o sarò combattuto.
Se riuscirà la simbiosi forma contenuto
o prevarrà la prima.
Se userò la penna per giocare
oppure per combattere.
Se mentre scrivo cerco l'immortalità
o la morte.
Attimi 2
Quando si è giovani si pensa al futuro.
Signore, se esisti, fa che non venga il mattino
Fantasmi
Emerge,
tra circuiti integrati e scarafaggi,
tra gli ultimi battiti di un cuore artificiale,
una parola,
e sembra sorridere.
Emerge, nella nebbia radioattiva
di una pozzanghera acida,
in mezzo al sangue e alla ruggine,
e sembra sorridere,
anzi sogghigna.
Nostalgia
Perché non so guardare un albero
e dire che è un uomo.
Come mai non provo più paura
guardando la notte
e le stelle non mi commuovono più.
Ho cancellato dal mio vocabolario
la stranezza, la meraviglia, la magia.
E' rimasta solo la sofferenza,
voglio tornare bambino.
Scirocco
Quando tira lo scirocco
non hai voglia di far niente,
neanche di pensare,
soprattutto di pensare.
Ti fa male la testa,
ti senti confuso
e le strade deserte
mettono in dubbio
la tua esistenza.
Giornate schifose,
fatte di sudore, cartacce,
di tombini asfissianti.
C'è puzza di merda,
odore di niente.
La polvere
cambia continuamente
direzione.
Ti soffoca, ti acceca,
ti entra nelle orecchie
per dirti che sei morto.
Poesia nietzscheana
Ti riempirò del mio vuoto
I miei dubbi travolgeranno
le tue certezze nervose
Gli occhi si addolciranno,
esiterai nell'incedere,
poi mi abbraccerai.
O preferirai la tua fragile
identità, continuerai a
chiamarti mamma, moglie,
madre, sorella.
Giocattoli rotti,
loculi in cui consumi
l'esile fiamma della vita
Casa, famiglia, amore
morti viventi.
Io sono il fuoco che rigenera,
il serpente che divora le viscere.
Sono il demonio, la falsità,
il male che nascondiamo
dietro maschere chiamate
dio, bene, verità.
Omaggio a Franco Costabile
Sono nato tardi, Calabria,
quando le prime ruspe abbattevano i bergamotti
e io mi vergognavo di indossare gli abiti di mio fratello.
Il mare cominciava a sporcarsi e
i nostri genitori si davano da fare
per assicurarci un avvenire migliore.
Sono nato tardi, Calabria, troppo tardi
per conoscerti povera e dignitosa,
quando un pezzo di pane costava sudore
e non sapevi ancora
che ci si poteva arricchire senza lavorare,
come facevano i gnuri.
Che mettendo una croce su un foglio
tuo figlio non faceva il soldato
e bastava pungersi il dito
per essere temuti e rispettati.
Sono nato tardi, troppo tardi
per illudermi di un avvenire migliore.
Mi è bastato crescere un poco
e guardarti meglio negli occhi
per capire quello che volevi:
uno stipendio sicuro, dei bei vestiti
e la tua foto su un manifesto elettorale.
Come sei ridicola Calabria,
incollata a un muro di periferia,
lacera e sbiadita,
o dietro uno schermo, a recitare parole vuote.
Sono nato tardi, troppo tardi
per credere che prendere un treno e scappare
costituisca una soluzione
o che sia solo colpa della politica.
Così continuo a morire in questa stazione dismessa,
presepe di cartapesta, deserto senza dune,
luogo qualunque chiamato Calabria.
Estate 2002 I
L'afa avvelena la terra,
le toglie il respiro
Sembra finta la campagna,
ed è più vera.
Io non esisto perché mi muovo.
Estate 2002 IV
Cantastorie di passaggio,
temporale estivo,
gioco truccato,
la felicità.
Estate 2004 II
Limpidi fiumi e antichi minareti.
Dalle ciminiere
un dolce profumo di rose
Ciò che non è stato, ritorna.
Solo pochi sopportano la vista del sole
eterna fanciullezza, verde età.
Calabria inutile
Calabria a pezzi,
smembrata, rovesciata, vomitata,
svuotata e sotterrata.
Calabr.…. provvisoria
da asfaltare, da integrare,
da riparare, da rilanciare.
Calabria democratica
che si candida, che promette,
che compra i voti, che risulta,
che non ce la fa.
Calabria in ginocchio
che vota, che protesta,
che chiede il favore, che strappa la scheda,
che segue la processione.
"Calabria occupazione in crescita",
le industrie, la Magna Grecia, il mare,
i Bronzi di Riace.
Calabria stampata, esaltata, denigrata
edulcorata, censurata, pubblicizzata.
Calabria abusiva, abusata, deturpata
sporcata, incendiata,
violentata, ingannata,
costretta a emigrare.
Calabria latitante,
arrestata, giudicata, condannata,
assolta in cassazione.
Cala bria federale, autonoma, indipendente,
leghista, legata.
strozzata dai debiti,
che compra troppe medicine.
Calabria malata,
in ambulanza, al pronto soccorso,
nella clinica privata,
possibilità di guarigione 50%.
Calabria Calabria Calabria
inflazionata, citata, usata, gettata.
Il turismo, la clonazione dei Bronzi,
il ponte sullo stretto.
Calabria colta, ignorante,
Corrado Alvaro, l'abbandono scolastico,
le sale giochi, la Magna Grecia,
le sovvenzioni, i circoli culturali.
Calabria con il mercedes e l'abito firmato,
al bar, affacciata alle finestre,
che parla a un telefonino,
Calabria che scrive poesie,
Calabria inutile.
Il popolo degli specchi
Teste enormi su esili corpi
tormentati dalle mosche,
labbra arse dalla sete.
Occhi grandi e tristi,
bellissimi,
mi guardano con compassione
attraverso lo specchio.
Mentre vomito sensi di colpa
per sentirmi migliore.
Solo quando........
Solo quando si schiuderanno le tue labbra
sarà per me primavera.
Fino ad allora sarò un relitto in mezzo al mare
un naufrago in cerca di un'isola,
un foglio bianco, una parola non detta.
Solo quando, tremante, pronuncerai il mio nome
capirò cos'è il paradiso.
Adoro la tua intelligenza e le tue strane idee sulla materia pensante,
la tua leggerezza inafferrabile con la quale ti fai gioco delle mie categorie.
La donna è una questione di stile e di stiletto, scriveva Derrida.
Voglio iniziare questo duello con te, sapendo di soccombere,
Voglio sperimentare la dolce eutanasia del nostro amore,
l'onda che bagna la riva e si ritira, la breve euforia di un sogno.
Forse non si può sognare a cinquantanni,
quando il cielo si colora di rosso e giungono le prime ombre,
ma la trasmissione della De Filippi su canale 5
insegna che non è mai tardi per amare.
Parentesi postmoderna per rompere la retorica poetica.
Vivevo come uno straniero……..
Vivevo come uno straniero,
senza sapere chi ero, da dove venivo.
Qualcuno diceva che appartenevo
a un popolo pigro e indolente,
servile con i forti e arrogante verso i deboli.
Un altro che era colpa del clima
e del fatto che non c'erano stati i Comuni.
Tante volte ho imprecato contro i
palazzi incompiuti,
contro la gente che chiedeva il favore
e barattava il suo voto per una falsa promessa.
Tante volte ho disprezzato me stesso e la mia famiglia
e dicevo, non cambierai mai Calabria.
Poi per caso ho scoperto la verità,
che appartenevo a una nobile e antica stirpe,
che qualcuno aveva cancellato il mio passato
e lo aveva sostituito con delle menzogne.
Ho saputo che dal nord era venuto un invasore crudele
che aveva massacrato molta gente, mi aveva derubato,
mi aveva tolto il lavoro e la dignità.
Poi mi aveva accusato dicendo
che ero io che rubavo, che se stavo male era colpa mia,
che lui faceva tanto per me ma adesso si era stancato
e io lo avevo creduto.
Ora so che questo non è vero,
adesso le parole di Francesco II a Gaeta
sono scolpite nella mia mente
e i briganti sono diventati i miei eroi.
Adesso so che non è stato sempre così,
con i rifiuti sulle strade, con le carceri affollate,
con la gente rassegnata e umiliata
e penso che domani potrà cambiare.
Finalmente so chi sono e da dove vengo
e muovo i primi timidi passi, come un bambino,
per ricominciare.
Odio queste luci……
Odio queste luci invadenti
che uccidono la notte,
che non lasciano dormire il cielo.
Ho bisogno dell'oscurità
per guardarmi dentro,
per riflettere sulla mia follia diurna.
Ho bisogno di parole nuove
per ricostruire questo mondo stantio.
Forse nella confusione del buio
troverò il segreto che accomuna
tutte le cose e smetterò di dire io.
Al mattino riempirò la casa di specchi
fino a non capire chi sono e dove mi trovo,
voglio risorgere ogni giorno,
ogni giorno sentirmi migliore.
Voglio cercare nel quotidiano
i segni dell'eternità,
come in un film di Tarkovsky.
Voglio imparare a morire
per imparare a vivere.
1991
Nemmeno una bara di plastica
per i bambini iracheni,
un fiore, su cui piangere o inveire,
per le loro madri
Solo una vangata di terra
sui loro corpi straziati.
Una terra che non ha dato loro niente
nemmeno un perché,
ammesso che ci sia
un perché.
Uomo del Duemila
Interrompi il tuo cammino indifferente e frettoloso.
Fermati di tanto in tanto a scrutare la malattia, la morte, la miseria,
ad ascoltare quella parte di te che grida invano.
Luna
Stanotte ti sei vestita di rosso,
come per le grandi occasioni
e mi sorridi maliziosa attraverso i vetri dell'auto.
Ricordi il nostro incontro a Roghudi?
La luce fioca illuminava il greto sassoso dell'Amendolea
e le case abbandonate.
Il fantasma di una giovane sposa
riponeva con amore il suo corredo
in un baule consumato dal tempo.
Guardavo i suoi gesti misurati, il suo profilo divino
e gli occhi da troppo tempo aridi, piansero.
Grazie luna, astro dimenticato, per questo spettacolo
antico e divino.
Adesso i nostri occhi si rivolgono altrove,
ad un piccolo e insignificante elettrodomestico,
alla luce di un neon, ai fari di una macchina.
Ma io voglio ancora ammirarti attraverso il tuo specchio salato,
per l'ultima volta, prima che arrivi il sole.
Ode al tumore
Occhi di vetro, impassibili
ti scrutano giorno e notte
e tu li deridi
Superuomini in camice bianco
si aggirano impotenti in corridoi asettici.
Gli eredi della Ragione impazziscono
di fronte al tuo mistero,
inganno di genio maligno
o punizione divina.
Tramonto lunare
Vorrei giocare anch'io con l'infinito,
ma l'orizzonte del mare ti nasconde.
Rimane solo un tenue bagliore
ad annunciare l'inizio del sogno
Quando verrà la morte
Non voglio attenderla in una stanza d'ospedale,
intubato e con la maschera dell' ossigeno sul viso.
Non mi piacerebbe neanche essere colto di sorpresa,
mentre dormo o faccio la spesa.
Vorrei essere a casa mia e avere la forza di dire
"Avanti, si accomodi pure", farle preparare
un bel caffè o offrirle del liquore, se il caffè l'ha già preso altrove.
E poi pregarla se può attendere qualche minuto
prima di portarmi con se.
Il tempo per chiedere ancora una volta perdono,
per abbracciare un istante il mondo e rimpiangere
di aver capito tardi che il male non esiste,
che siamo noi che ce lo portiamo dentro.
Il tempo di rivolgere un pensiero ai giovani,
con la speranza che coltivino il dubbio e le sane ambizioni
e che facciano tesoro degli errori commessi.
Che abbiano cura del corpo e dell'anima,
e che non rinuncino per nessun motivo alla dignità.
Che siano consapevoli che i grandi uomini non sono quelli
citati dai libri di storia,
che fanno massacrare la gente per sentirsi importanti.
Ma chi, cercando la pace in se stesso,
non pretende nulla dagli altri,
e quando uno straniero bussa alla sua porta,
lo riceve con un sorriso e gli offre da bere,
senza chiedergli come si chiama.
Autobiografia
E' amaro il risveglio,
sono stato un sognatore da giovane,
uno stupido sognatore, un illuso,
ma non rimpiango nulla.
Vorrei sognare ancora,
ma non ci riesco.
Vorrei vedere le spiagge bianche
che non ho mai visto e il mare blu,
la mia bellezza divina e incosciente
e i discorsi stupidi e inconcludenti:
al Nord si vive meglio, il Sud……
Quando ci si prendeva a pugni
per una parola di troppo
e io ero follemente geloso
follemente insicuro.
Le bestemmie sulla Via Crucis,
le incursioni notturne nei cimiteri
in motocicletta,
le corse per dimagrire,
il viso ingenuo e fiducioso di una ragazza.
Vorrei sognare di fare l'amore e di litigare e
di piangere, e di volere morire, come un tempo
quando ero un sognatore.
Vorrei almeno sognare di sognare,
ma non ci riesco.
Adesso ho pietà di questa gioventù
senza sogni, e di me.
Estate 2002 II
Valli spoglie, torrenti aridi.
Gli ultimi fuochi si sono spenti,
non c'è più niente da bruciare.
Anche gli uccelli stanno morendo,
se lo sapessero smetterebbero di volare.
Estate 2002 V
Stormo di falchi sullo Stretto.
"Presagio di felicità"
"Semplice corteggiamento".
"Giocano", dice il bambino,
ma nessuno lo ascolta.
I bracconieri sparano.
A casa, le mogli li tradiscono,
reclamano pari opportunità.
Esposimetro
Mi piaceva ingannare il tuo esposimetro,
sfocare la mia immagine,
mostrarti le ombre, scomparire.
Volevo colmarti di vuoto,
offrirti il mio non essere,
ma forse ho esagerato.
Ti sentivi troppo matura
per apprezzare la fantasia di un clown.
Adesso che porti i segni
della falsità del mondo,
ora che hai rinunciato alle sue certezze,
rimane solo il sorriso spento
e malinconico
di chi ha abbandonato la scena del mondo.
Adesso che comprendi il riguardo
della mia irriverenza,
la tristezza della mia ironia,
desideri quel pagliaccio
per trasformare il disgusto in gioia
e continuare a vivere.
Ma il circo ha levato le tende
e ti senti in una piazza immensa e vuota,
troppo fredda, troppo vuota
perché vi entri la speranza.
1999, fatti di cronaca
Avete venduto la vostra anima e
l'avete gettata in fondo a un pozzo.
I sogni, la vita di un ragazzo,
il suo sorriso fiducioso.
Per cento milioni avete scolpito
la tristezza sui volti di coloro che
lo amano.
Convinti di poter comprare la felicità
come si comprano un'auto di lusso,
i baci di una prostituta.
Ma la felicità non è in vendita,
come l'amore, come il rispetto per la vita.
Forse quei soldi vi daranno il rimorso,
il rimpianto,
domani, quando diventerete uomini
e il suo volto vi riapparirà sorridente,
fiducioso, come sempre.
E non riuscirete a cancellarlo.
Problemi
La crisi della borsa,
la fame nel mondo,
il televisore guasto.
Un vicino è morto di cancro,
domani ho appuntamento
col dentista.
Copriti bene, ricordati l'ombrello!
Quasi quasi mi cambio la macchina.
Cosa rimane
Cosa rimane Calabria,
adesso che muore la speranza?
Mi rifugerò tra i versi
di un poeta che ti amava,
mi avvolgerò in quel nobile sudario
come un esicasta che cerca la luce nel buio
e ripete un nome all'infinito.
Cosa rimane mia terra
ora che ci hanno rubato anche i sogni
e appari evanescente e smarrita
come una stella del mattino?
Non sei più il luogo che ha donato al mondo la bellezza e la sapienza,
dove si sono incarnate le utopie.
Ti chiamano ndrangheta, questione meridionale, familismo amorale,
ti chiamano solitudine, ignoranza e disperazione.
Da solo innalzerò il tuo vero nome
a mani giunte, come un'ostia consacrata.
Da solo lotterò per ridarti onore, dignità e ricchezza,
anche se sento altre voci invocare verità e giustizia,
voci sempre più vicine che gridano Calabria.
Cosa eravamo
Cosa eravamo prima di diventare delle bestie feroci in uno zoo,
dove un guardiano indifferente lascia un po'; di cibo e se ne va.
Prima di mendicare il sussidio all'assistente sociale o il lavoro precario al politico.
Cosa eravamo prima di ostentare il rispetto e l'onore,
prima di finire in galera o all'obitorio.
Prima che l'Europa ci chiamasse obiettivo uno,
che la storia venisse cancellata e la dignità calpestata,
prima che spargessero il veleno nei nostri campi
e che le nostre coscienze si addormentassero, cosa eravamo.
Sud
Ora che resta solo qualche rudere
della tua passata grandezza,
volgi lo sguardo a oriente
e aggiungi ogni giorno una pietra.
Con fatica, piano piano, risorgeranno
le cattedrali e scorreranno impetuosi i fiumi.
Divideremo il pane caldo e profumato
e riempiremo i calici
per salutare il nuovo mattino.
Torneremo sulle colline
per coltivare la vite e l'ulivo,
intrecceremo ghirlande di fiori
e spargeremo sui nostri corpi odorosi unguenti.
La sera, briganti vittoriosi,
parleremo intorno al fuoco
delle nostre conquiste
innalzando al cielo una preghiera.
Ho spento il computer
Ho spento il computer e la televisione
e ho detto vaffanculo al mondo.
Ora nel giardino zen dei miei pensieri
c'è posto solo per l'amore.
Non l'amore chiuso tra quattro mura
delle persone comuni
o quello egoista dei poeti,
ma l'amore universale di Gesù,
quello innocente e senza misura di un bambino.
So che passerà e tornerò ad ascoltare
i discorsi inutili e patetici dei cercatori di gloria,
le veline dei telegiornali che parlano di guerre umanitarie.
Mi immergerò nella stupidità di questo nuovo Medioevo
per non pensare o per sentirmi migliore.
Poi si affaccerà di nuovo la coscienza
che mi esorterà a voltare pagina,
a vincere l'abitudine e la noia,
a lottare per un mondo diverso.
La mia vita scorre così, a fasi alterne,
nell'incapacità di decidere con questo cuore troppo cantastorie.
Ogni settimana tre nuove poesie da Parole del Sud.